In Italia l'AI, finora, non rende più difficile ai neolaureati in ingegneria e informatica trovare un buon lavoro
Negli Stati Uniti, dall’arrivo di ChatGPT a fine novembre 2022, meno neolaureati dei corsi più esposti all’intelligenza artificiale, quasi tutti di informatica, trovano lavoro, e fra chi lo trova sono di più quelli che finiscono in settori che pagano meno. Lo ha misurato l’ufficio statistico federale, lo U.S. Census Bureau, sui registri delle retribuzioni di milioni di laureati.
In Italia, per quanto abbiamo potuto trovare, nessuno aveva fatto lo stesso studio, anche se i dati per farlo esistono. Lo abbiamo fatto noi, in una prima versione, sui microdati che l’Istat mette a disposizione di tutti, dal 2021 al secondo trimestre del 2026. Il risultato, finora, è in gran parte diverso: fra i laureati recenti in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione, dal 2023 sono di più quelli che hanno un impiego, e né la retribuzione né la quota nelle professioni intellettuali peggiorano in modo che si distingua dal caso. Nel primo semestre del 2026, però, fra quelli che lavorano sono aumentati quelli che fanno un lavoro manuale, e questo è un segnale da seguire. Questo articolo spiega come è fatta l’analisi, che cosa mostra e, soprattutto, che cosa non può mostrare.
In breve. Dal 2023 alla metà del 2026 ha un impiego l’83,0% dei laureati recenti italiani in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione, contro il 77,7% del 2021-2022, e né la loro retribuzione né la quota nelle professioni intellettuali peggiorano in modo distinguibile rispetto ai laureati in sanità e insegnamento. Un segnale però c’è: fra quelli che lavorano, chi fa un lavoro manuale, da operaio, artigiano o addetto senza qualifica, era fra l’1% e il 4% in ciascun anno dal 2021 al 2025 e sale al 14% nel primo semestre del 2026. Sono 14 risposte nel campione intervistato, quasi tutte di laureati in ingegneria industriale e dell’informazione, e il rialzo può essere dovuto al caso; i dati del terzo trimestre 2026 diranno se continua. L’analisi esclude un peggioramento grande come quello statunitense, non uno di pochi punti, e per la retribuzione arriva solo fino al 2023. Per chi assume in questi ambiti significa che, finora, i giovani laureati restano richiesti come prima. Conviene però seguire, nei prossimi trimestri, quanti di loro finiscono a fare un lavoro manuale, che non richiede la laurea. Se continuano ad aumentare, sarebbe il primo segno che anche in Italia i posti adatti a un neolaureato cominciano a mancare, come negli Stati Uniti.
La domanda: anche in Italia i laureati recenti trovano lavori peggiori?
Negli Stati Uniti, fra chi si laurea nei corsi più esposti all’AI, meno persone trovano lavoro e chi lo trova finisce più di prima in settori che pagano meno; la domanda è se in Italia succede lo stesso.
Nell’articolo della serie sul primo lavoro dei giovani abbiamo visto che finora l’intelligenza artificiale non ha fatto crescere la disoccupazione in modo misurabile. L’effetto si vede nelle assunzioni dei giovani: cominciano a lavorare più tardi, in altri settori e pagati meno.
Lo studio più vicino alla nostra domanda l’ha fatto il Census Bureau, e l’ha pubblicato a settembre 2026 (Orr, Tucker e Warren, CES Working Paper 26-56). Dopo ChatGPT, rispetto ai corsi meno esposti, nei corsi più esposti la quota di laureati che lavorano un trimestre dopo il titolo scende di 5 punti, e la loro retribuzione di partenza del 13%. Circa metà del calo di retribuzione viene dal settore in cui vengono assunti: meno informatica e servizi professionali, più commercio e ristorazione.
In quell’articolo lo abbiamo chiamato ingresso al ribasso: il giovane trova lavoro, ma in un posto meno qualificato o meno pagato di quello a cui il suo titolo di studio lo portava prima. La domanda di questo articolo è se nei dati italiani si vede qualcosa di simile.
I dati: che cosa l’Istat mette a disposizione di tutti
La Rilevazione sulle forze di lavoro ha file pubblici trimestrali che dal 2021 dicono l’area di studio e da quanti anni ci si è laureati, ma la professione solo per grandi gruppi.
L’Istat intervista ogni trimestre circa 70 mila famiglie per la Rilevazione sulle forze di lavoro, la stessa da cui escono i tassi ufficiali di occupazione e disoccupazione. Una versione ridotta dei dati individuali, anonimizzata, si scarica liberamente dal sito, un file per trimestre.
Dal 2021 questi file contengono due informazioni che servono alla nostra domanda: l’area disciplinare del titolo di studio, divisa in quattordici aree (fra cui «Informatica e tecnologie ICT» e «Ingegneria industriale e dell’informazione»), e da quanti anni ci si è laureati, in classi, la prima delle quali è «da 0 a 2 anni». Per i dipendenti c’è anche la retribuzione, espressa in decili: il decile 1 raccoglie il decimo dei dipendenti pagati meno, il decile 10 il decimo pagato di più. L’Istat la ricava dai registri amministrativi e la aggiunge ai file con circa diciotto mesi di ritardo: oggi arriva fino al 2023. La professione invece è indicata solo per grandi gruppi, nove in tutto, per esempio «professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione» o «professioni esecutive nel lavoro d’ufficio». La professione dettagliata e il settore dettagliato ci sono solo nei file che l’Istat concede ai ricercatori di enti riconosciuti.
L’analisi quindi non può ripetere lo studio statunitense. Può però chiedere se i laureati recenti lavorano più o meno di prima, se sono pagati meno rispetto agli altri dipendenti, e se lavorano in un grande gruppo professionale meno qualificato.
Chi abbiamo contato e come
Laureati da 0 a 2 anni che non studiano più, divisi in quattro gruppi di aree decisi prima di guardare i risultati, nel 2021-2022 e dal 2023 al secondo trimestre 2026.
Abbiamo preso, nei ventidue trimestri dal primo del 2021 al secondo del 2026, le persone con un titolo di studio terziario conseguito da 0 a 2 anni che non sono iscritte a un corso di studi. Escludere chi studia serve a non contare come «non occupato» chi dopo la triennale fa la magistrale; è la stessa scelta di AlmaLaurea. Nel titolo terziario l’Istat comprende, oltre alle lauree, gli ITS e i diplomi AFAM.
Le aree di studio le abbiamo divise in quattro gruppi, decisi prima di guardare i numeri:
- informatica e ingegneria industriale e dell’informazione: le aree Istat «Informatica e tecnologie ICT» e «Ingegneria industriale e dell’informazione», le più vicine ai corsi che il Census trova più esposti. La seconda, che nei file pubblici non separa l’ingegneria dell’informazione da quella industriale, pesa per più di quattro quinti degli occupati del gruppo: i risultati di questo gruppo parlano soprattutto di ingegneri;
- economia, diritto, scienze sociali e comunicazione, lettere, esposte per la parte di lavoro fatta di scrittura e analisi;
- sanità e insegnamento, le meno esposte, che servono da confronto;
- tutte le altre aree.
Per ogni gruppo abbiamo confrontato il 2021-2022, prima che ChatGPT si diffondesse, con il periodo che va dal 2023 al secondo trimestre del 2026. Le percentuali sono riportate alla popolazione con i pesi dell’Istat, e ogni stima ha un intervallo al 95%.
Per il tipo di lavoro usiamo i grandi gruppi professionali. Come professioni intellettuali contiamo insieme i primi due: i dirigenti e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione. Come lavori manuali contiamo gli artigiani e gli operai specializzati, i conduttori di impianti e le professioni non qualificate.
Che cosa si vede
Dopo ChatGPT in tutti i gruppi sono di più i laureati recenti che hanno un impiego; per informatica e ingegneria industriale e dell’informazione né la retribuzione né la quota nelle professioni intellettuali peggiorano in modo distinguibile, mentre nel 2026, fra chi lavora, sono di più quelli che fanno un lavoro manuale.
Più occupati ovunque. Fra i laureati recenti in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione lavora il 77,7% nel 2021-2022 e l’83,0% dal 2023 al secondo trimestre 2026. L’aumento c’è in tutti i gruppi: da 78,0 a 82,0 in sanità e insegnamento, da 61,8 a 70,1 in economia e nelle aree vicine. Nel solo primo semestre del 2026 la quota del gruppo scende al 79,8%, dopo l’85,0% del 2025: è mezzo anno, con 183 osservazioni, e andrà rivisto insieme al resto dell’anno. Il periodo osservato è quello in cui l’occupazione in Italia è salita: nel 2025 il tasso di occupazione ha toccato il valore più alto dall’inizio degli anni Duemila, secondo i dati Istat riportati nel rapporto AlmaLaurea 2026.
Nessun peggioramento della retribuzione relativa, almeno fino al 2023. Rispetto al gruppo di confronto, i laureati recenti in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione non risultano pagati meno. Qui il «dopo» è soltanto il 2023: per il 2024, il 2025 e il 2026 il dato non c’è ancora. Fra quelli che lavorano come dipendenti, la quota nei tre decili di retribuzione più bassi scende dal 18,6% al 13,5%, e il decile medio passa da 5,9 a 6,0. Anche nel gruppo di confronto la quota nei decili bassi scende, dal 27,7% al 25,2%. Rispetto a sanità e insegnamento, la quota di questo gruppo nei decili bassi cambia di 2,6 punti in meno, con un intervallo che va da 10,5 punti in meno a 5,5 in più. È un anno solo: il confronto andrà rifatto quando l’Istat aggiungerà il 2024 e il 2025.
Nessun calo distinguibile nelle professioni intellettuali. Fra i laureati recenti in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione che lavorano, la quota nelle professioni intellettuali passa dal 63,4% al 61,3%, e quella negli impieghi d’ufficio, nel commercio e nei servizi dall’8,0% all’8,6%. Rispetto al gruppo di confronto, la quota nelle professioni intellettuali cambia di 3,1 punti in meno, con un intervallo che va da 10,4 punti in meno a 4,5 in più.
Un segnale da seguire: i lavori manuali. Fra gli stessi laureati che lavorano, la quota nei lavori manuali è sempre stata piccola: fra l’1,4% e il 4,2% in ciascun anno dal 2021 al 2025. Nel primo trimestre del 2026 sale al 10,1% e nel secondo al 16,6%. Sull’intero periodo la quota passa dal 2,5% del 2021-2022 al 5,0% del periodo successivo, e rispetto a sanità e insegnamento cresce di 2,7 punti in più, con un intervallo che va da 0,5 a 4,8 punti: è l’unica misura di questo gruppo in cui l’intervallo esclude lo zero. Il risultato dipende dal 2026: fermando l’analisi alla fine del 2025, la differenza è di 1,8 punti e l’intervallo, da 0,3 punti in meno a 3,6 in più, comprende lo zero.
Dietro il segnale ci sono poche risposte. Nel campione del primo trimestre 2026 gli occupati in lavori manuali sono 6 su 67, in quello del secondo 8 su 80: 14 osservazioni, e alcune possono riguardare la stessa persona, intervistata in entrambi i trimestri. Dodici riguardano laureati nell’area dell’ingegneria industriale e dell’informazione e due laureati in informatica; sette lavorano come artigiani o operai specializzati, cinque in professioni non qualificate e uno come conduttore di impianti. Fra tutti i laureati occupati, di qualunque anno di laurea, la quota nei lavori manuali resta intorno al 3,7% anche nel 2026, il che rende improbabile un cambiamento generale nel modo di codificare le professioni. Nel 2026 la quota sale invece fra i laureati recenti di tutti i gruppi, ma meno: in economia e nelle aree vicine dal 2,0% del 2025 al 4,0%, in sanità e insegnamento dall’1,5% al 3,9%, nelle altre aree dal 6,5% al 12,7%.
Può essere un caso. Con così poche risposte, due o tre in più o in meno spostano la quota di parecchi punti, e quando si fanno molti confronti, come in questa analisi, qualcuno supera la soglia per caso. Va seguito perché è il primo movimento, in questi dati, nella direzione dell’ingresso al ribasso: laureati che lavorano in posti che non richiedono il loro titolo. Il prossimo controllo sarà possibile con il file del terzo trimestre 2026, che l’Istat dovrebbe pubblicare verso la fine dell’anno, come è successo con quello del 2025: se la quota resterà sopra i valori degli anni precedenti, il segnale prenderà consistenza; se tornerà ai livelli di prima, sarà stato con buona probabilità un’oscillazione del campione.
Per l’occupazione, la retribuzione e le professioni intellettuali gli intervalli dicono quanto l’analisi può vedere: un peggioramento grande, di dieci punti o più, si esclude; uno di qualche punto non si distingue da zero. Per i lavori manuali, che partono da quote piccole, l’intervallo è più stretto, e anche un aumento di pochi punti si vede. Nei dati italiani non c’è il segnale netto che il Census trova negli Stati Uniti; c’è un segnale piccolo e recente, che questa analisi non basta a confermare.
Perché non si può dire di più
Nel 2023 l’Istat ha cambiato la classificazione delle professioni, proprio sul confine del nostro confronto; è il limite principale, insieme al campione piccolo.
La classificazione delle professioni è cambiata a metà del confronto. Dal primo trimestre 2023 la rilevazione usa la nuova classificazione delle professioni dell’Istat, la CP2021, al posto di quella del 2011. Le professioni informatiche hanno ricevuto codici nuovi, pur restando fra quelle intellettuali. Nei dati si vede un gradino proprio in quel trimestre: fra gli occupati laureati nell’area «Informatica e tecnologie ICT», di qualunque anno di laurea, la quota nelle sole professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (il secondo grande gruppo, senza i dirigenti) passa dal 52,5% alla fine del 2022 al 46,3% all’inizio del 2023. Per l’area dell’ingegneria industriale e dell’informazione il gradino non c’è: la stessa quota resta fra il 56% e il 64% in tutti i trimestri, senza un salto duraturo nel 2023. Con la professione indicata per grandi gruppi non si può dire se il gradino sia un cambiamento reale o un effetto della nuova codifica. Per questo le misure più solide dell’analisi sono la quota di occupati e la retribuzione, che dalla classificazione non dipendono.
Il campione è piccolo. La rilevazione è un’indagine a campione, e i numeri che seguono sono quelli del campione intervistato, non dei laureati italiani: in un trimestre vi compaiono fra 10 e 31 laureati recenti nell’area dell’informatica, e fra 67 e 129 nell’intero gruppo di informatica e ingegneria industriale e dell’informazione. Sommando i ventidue trimestri si arriva a 2.236 osservazioni per questo gruppo e a 9.163 per quello di economia e aree vicine, ma molte riguardano le stesse persone, intervistate più volte, e nei file pubblici le loro risposte non si possono collegare. Per questo gli intervalli sono un po’ più stretti del vero.
Il «prima» è breve e non è un periodo normale. Nel 2021 il mercato del lavoro usciva ancora dalla pandemia, e l’area di studio nei file pubblici comincia proprio nel 2021: non si può quindi fare la verifica di base di ogni confronto di questo tipo, cioè controllare se i gruppi si muovessero già in modo diverso prima di ChatGPT.
Il gruppo di confronto ha una storia sua. Sanità e insegnamento hanno avuto dopo la pandemia una domanda di lavoro particolare, fra assunzioni negli ospedali e concorsi nella scuola. Una differenza fra i due gruppi può venire anche dalla sanità.
Ventuno confronti, quattro intervalli che escludono lo zero. Abbiamo confrontato tre gruppi con sanità e insegnamento su sette misure: occupati, quattro grandi gruppi professionali e due misure di retribuzione. Sono ventuno confronti, e con intervalli al 95% il caso da solo ne fa uscire in media uno con un intervallo che esclude lo zero. Ne escono quattro. Oltre ai lavori manuali di informatica e ingegneria industriale e dell’informazione (+2,7 punti), l’occupazione in economia e nelle aree vicine cresce di 4,3 punti più che in sanità e insegnamento, con un intervallo da 0,6 a 8,6; nelle altre aree la quota nelle professioni intellettuali cala di 8,2 punti in più, con un intervallo da 1,9 a 14,7, e quella nelle professioni tecniche cresce di 6,7 punti in più, con un intervallo da 0,7 a 12,8. Gli ultimi due sono in parte lo stesso movimento visto da due lati, e cadono proprio sul cambio di classificazione del 2023; quello dell’occupazione in economia è un miglioramento. Quattro su ventuno sono più di quanti ne aspetteremmo dal caso, ma le misure non sono indipendenti fra loro, e ciascun risultato va letto per quello che è.
Un’osservazione, non un risultato. Dentro le altre aree, che nei ventuno confronti contano come un solo gruppo, abbiamo guardato a parte i laureati recenti in arte e design: la quota nelle professioni intellettuali scende dal 45,2% nel 2021-2022 al 26,5% nel periodo successivo. È il campo che l’AI generativa delle immagini potrebbe toccare per primo, ma fra i laureati in arte e design di ogni età il calo comincia già nel 2021, prima di ChatGPT, e un calo simile si vede nell’area agraria, dal 48,8% al 35,5%, dove l’AI non ha un ruolo plausibile. È un calcolo fatto a parte, fuori dai confronti decisi prima di guardare i risultati: lo segnaliamo perché merita di essere seguito nei prossimi anni, ma da solo non dimostra nulla.
Perché l’Italia potrebbe essere diversa dagli Stati Uniti
L’analisi è coerente con le altre fonti italiane; le ragioni della differenza sono ipotesi, e i dati pubblici non permettono di scegliere fra esse.
Il risultato va nella stessa direzione delle altre fonti italiane. Secondo AlmaLaurea, i laureati triennali in informatica del 2024 lavorano a un anno dal titolo nel 90,4% dei casi, e a parità di altre condizioni guadagnano fra i 180 e i 220 euro netti al mese più dei laureati del gruppo politico-sociale e comunicazione: un vantaggio rimasto in quella forchetta negli ultimi quattro rapporti. La Banca d’Italia non trova effetti sull’occupazione totale nelle imprese italiane che adottano l’AI.
Le ragioni possibili sono almeno tre, e con questi dati non si può scegliere fra loro:
- l’AI in Italia è arrivata più tardi e si è diffusa meno. Le imprese con almeno 10 addetti che la usano erano il 5,0% nel 2023, l’8,2% nel 2024 e il 16,4% nel 2025 (Istat, Imprese e ICT 2025): un effetto sulle assunzioni potrebbe semplicemente non esserci ancora;
- i dati pubblici non vedono tutto. Negli Stati Uniti metà del danno passa dal settore in cui si viene assunti, che i file pubblici italiani riportano solo per grandi gruppi, e la retribuzione in decili è una misura grossolana;
- in Italia mancano informatici. Se la domanda di laureati in informatica supera l’offerta, può assorbire un calo senza che i giovani ne risentano.
Che cosa servirebbe per saperne di più
I dati per un’analisi completa esistono: professione dettagliata, settore e retribuzione sono nei file per la ricerca dell’Istat e nelle comunicazioni obbligatorie.
Un’analisi paragonabile a quella del Census richiederebbe la professione dettagliata, il settore e la retribuzione in valore, non in decili. Esistono: sono nei file per la ricerca dell’Istat, con cui si potrebbe ricostruire anche una serie coerente attraverso il cambio di classificazione, e nelle comunicazioni obbligatorie con cui le imprese segnalano ogni assunzione al Ministero del Lavoro. Entrambi sono riservati ai ricercatori di enti riconosciuti. Vorremmo fare l’analisi completa insieme a chi può accedervi, e ne scriveremo quando sarà fatta.
Che cosa significa per le imprese e quali dati seguire
I dati italiani finora non mostrano lo stesso fenomeno, salvo un segnale sui lavori manuali da ricontrollare; l’analisi andrà rifatta con il terzo trimestre 2026 e quando l’Istat aggiungerà la retribuzione del 2024 e del 2025.
Per ora il quadro italiano è diverso da quello statunitense: fra i giovani laureati nelle aree più esposte sono di più quelli che hanno un impiego, e non si vede un calo distinguibile né della retribuzione né della quota nelle professioni intellettuali. Nel primo semestre del 2026, fra i laureati recenti in informatica e ingegneria industriale e dell’informazione che lavorano, sono aumentati quelli che fanno un lavoro manuale: è ancora poco per dire che qualcosa sia cambiato, ma è il primo dato da guardare. Tutto questo vale per il periodo osservato, che è breve, e intanto l’adozione dell’AI nelle imprese italiane cresce in fretta.
Nei dati pubblici le informazioni da seguire sono due. Il file del terzo trimestre 2026 dirà se resta alta la quota di laureati occupati in lavori manuali. La retribuzione del 2024 e del 2025, che l’Istat aggiungerà nei prossimi mesi, dirà se la retribuzione relativa di questo gruppo tiene anche con un’AI più diffusa. Rifaremo l’analisi quando arriveranno.
Dentro l’impresa, il cambiamento, se arriva, non si presenterà come un effetto dell’AI, ma come una serie di decisioni che l’impresa prende in base alle proprie esigenze: posizioni per giovani che non si riaprono, o che si aprono per mansioni diverse, perché uno strumento ora automatizza una parte di quel lavoro o la rende più efficace. Conviene riconoscerle per quello che sono, come spiega l’articolo della serie sul primo lavoro dei giovani.
Come è fatta l’analisi
Microdati mIcro.STAT dell’Istat, ventidue trimestri, laureati da 0 a 2 anni non iscritti a un corso, pesi dell’Istat, intervalli calcolati ricampionando le famiglie.
- Dati: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, file mIcro.STAT ad uso pubblico dal primo trimestre 2021 al secondo trimestre 2026, licenza Creative Commons Attribuzione. Le analisi e le elaborazioni sono di Improve and Manage, e la responsabilità non è da attribuire all’Istat.
- Chi: titolo terziario (lauree, ITS, AFAM) conseguito da 0 a 2 anni; esclusi gli iscritti a un corso di istruzione formale nelle quattro settimane precedenti l’intervista.
- Gruppi di aree (variabile HATFIELD_D): informatica e ingegneria industriale e dell’informazione (aree 009 e 010); economia, diritto, scienze sociali e comunicazione, lettere (004-007); sanità e insegnamento (002 e 013); altre aree (003, 008, 011, 012 e 014).
- Misure: quota di occupati; fra gli occupati dipendenti, decile della retribuzione lorda mensile, disponibile fino al 2023; fra gli occupati, grande gruppo professionale (professioni intellettuali con i dirigenti: gruppi 1 e 2; tecniche: 3; ufficio, commercio e servizi: 4 e 5; lavori manuali: 6, 7 e 8).
- Confronto: 2021-2022 contro il periodo dal 2023 al secondo trimestre 2026 (per la retribuzione, il solo 2023), e differenza fra la variazione di ciascun gruppo e quella del gruppo sanità e insegnamento.
- Intervalli: al 95%, ricampionando mille volte le famiglie in ogni trimestre.
- Codice e risultati: nel laboratorio di Improve and Manage, cartella
laureati-ai-italia, con licenza MIT per il codice e CC BY 4.0 per i risultati e la nota di metodo. I microdati non sono inclusi: si scaricano dall’Istat con lo script della cartella.
I concetti che questo articolo introduce
Tre voci per leggere l’analisi: chi è contato, che cosa comprende il gruppo più esposto e con quale misura di retribuzione.
| Concetto | Ambito | Che cos’è | Si lega a |
|---|---|---|---|
| Laureati recenti | misura | Le persone con un titolo terziario conseguito da 0 a 2 anni che non sono iscritte a un corso di studi, come le conta la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat | sono il gruppo in cui cercare l’ingresso al ribasso definito nell’articolo della serie sul primo lavoro dei giovani |
| Informatica e ingegneria industriale e dell’informazione | dati | Il gruppo formato dalle aree disciplinari Istat «Informatica e tecnologie ICT» e «Ingegneria industriale e dell’informazione»; la seconda pesa per più di quattro quinti degli occupati del gruppo | è il gruppo più vicino ai corsi che il Census trova più esposti all’AI, confrontato con i laureati recenti in sanità e insegnamento |
| Retribuzione relativa | misura | La posizione di un dipendente fra i dieci decili della retribuzione lorda mensile di tutti i dipendenti | si misura sui laureati recenti che lavorano come dipendenti; non dipende dalla classificazione delle professioni, e per questo è una delle due misure più solide dell’analisi insieme alla quota di occupati |
Fonti
Microdati Istat per l’analisi; lo studio del Census, AlmaLaurea, Banca d’Italia e Istat per il confronto.
- Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, file mIcro.STAT ad uso pubblico, trimestri dal primo del 2021 al secondo del 2026, licenza Creative Commons Attribuzione. Elaborazione di Improve and Manage; la responsabilità delle analisi non è da attribuire all’Istat.
- Istat, Classificazione delle professioni, revisione 2021.
- U.S. Census Bureau, Orr, Tucker e Warren, Graduating into Disruption, CES Working Paper 26-56, settembre 2026.
- AlmaLaurea, Rapporto 2026 sugli esiti occupazionali dei laureati.
- Banca d’Italia, Ropele e Tagliabracci, Questioni di Economia e Finanza n. 1005, marzo 2026.
- Improve and Manage, laboratorio, cartella
laureati-ai-italia, GitHub, 2026 - il codice e i risultati di questa analisi. - Istat, Imprese e ICT, anno 2025, dicembre 2025.