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AI e lavorodi

L'AI finora non fa perdere posti di lavoro, ma rende più difficile ai giovani trovare il primo lavoro

Negli Stati Uniti giornalismo e contabilità sono due corsi di laurea che le misure di esposizione all’intelligenza artificiale considerano quasi uguali. Dopo l’arrivo di ChatGPT, a fine novembre 2022, i loro laureati hanno però avuto sorti diverse: fra il 2022 e il 2024 la retribuzione d’ingresso dei laureati in giornalismo è scesa di circa il 6% rispetto alla media di tutti i corsi, quella dei laureati in contabilità è salita di circa il 3%. Lo studio da cui viene l’esempio spiega la differenza che la media nasconde: i laureati in giornalismo finiscono per il 36% in mestieri fatti in gran parte di compiti che l’AI sa svolgere da sola, quelli in contabilità solo per il 16%.

L’esempio riassume quello che i dati del 2025 e del 2026 cominciano a mostrare negli Stati Uniti: finora l’AI non fa perdere posti di lavoro nell’insieme, ma rende più difficile ai giovani cominciare a lavorare. In Italia, nei dati disponibili, per ora questo segnale non compare, e nessuno l’ha ancora cercato direttamente. L’articolo parte dai dati misurati, non dalle previsioni, e indica che cosa conviene osservare dentro un’impresa.

Giornalismo e contabilità: stessa esposizione all’AI, sorti diverse per i laureati

Conta quanta parte dei laureati di un corso finisce nei mestieri più esposti, e la media dell’esposizione non lo dice.

L’esempio viene da uno studio dell’ufficio statistico degli Stati Uniti (U.S. Census Bureau) su 6,7 milioni di neolaureati, pubblicato a settembre 2026 (Orr, Tucker e Warren, CES Working Paper 26-56). Gli autori hanno collegato i registri delle retribuzioni dei laureati fra il 2016 e il 2024 con il loro corso di studi, e hanno dato a ogni corso un punteggio di esposizione all’AI, ricavato dai mestieri che i suoi laureati fanno di solito.

Variazione della retribuzione d'ingresso dei laureati statunitensi fra il 2022 e il 2024, rispetto alla media dei corsi, corso per corso, per decile di esposizione all'AI Grafico a punti. Ogni punto è uno dei 142 corsi di laurea; i corsi sono ordinati in dieci decili di esposizione all'AI, dal meno esposto al più esposto. In verticale di quanto la retribuzione d'ingresso del corso è cambiata fra il 2022 e il 2024 rispetto alla media dei corsi, in punti percentuali circa. Nei decili da 1 a 6 le medie sono sopra lo zero, da +4,0 a +0,3; nei decili 7, 8 e 9 poco sotto, fra -0,7 e -1,4; nel decimo la media scende a -10,0. Giornalismo e contabilità hanno quasi la stessa esposizione media e stanno ai due lati del confine fra nono e decimo decile: giornalismo a -6,6 punti, contabilità a +3,1. Informatica è il punto più basso, a -19,0. +10 +5 0 -5 -10 -15 -20 PUNTI % RISPETTO ALLA MEDIA DEI CORSI 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 DECILI DI ESPOSIZIONE ALL'AI, DAL MENO AL PIÙ ESPOSTO → INFORMATICA -19,0 Giornalismo -6,6 Contabilità +3,1 UN CORSO DI LAUREA MEDIA DEL DECILE
Solo i laureati dei corsi più esposti all'AI cominciano a lavorare con una paga molto più bassa. Ogni punto è un corso di laurea statunitense; la posizione in verticale dice di quanto la retribuzione d'ingresso dei suoi laureati è cambiata fra il 2022 e il 2024, in più o in meno rispetto alla media dei corsi; il trattino orizzontale è la media del decile, pesata sul numero di laureati. Giornalismo e contabilità hanno quasi la stessa esposizione media, ma i laureati in giornalismo finiscono per il 36% nei mestieri più esposti, quelli in contabilità per il 16%. Fonte: U.S. Census Bureau, Orr, Tucker e Warren, CES Working Paper 26-56, settembre 2026, tabella A3; medie per decile calcolate da Improve and Manage.

Fra il 2022 e il 2024 la retribuzione d’ingresso cresce in media un po’ più di quella di tutti i corsi fino al sesto decile di esposizione, un po’ meno dal settimo al nono, e nel decimo crolla: circa il 10% in meno della media. Il decimo decile è quasi tutto informatica, ingegneria informatica e sistemi informativi. Giornalismo e contabilità stanno ai due lati del confine fra nono e decimo decile: hanno quasi lo stesso punteggio perché la media di un corso mette insieme mestieri molto diversi.

L’AI svolge singole mansioni, non interi mestieri

Un mestiere è un fascio di mansioni che l’AI tocca in modo diverso: contare le mansioni invece dei mestieri cambia la risposta sui posti a rischio.

Un mestiere è un fascio di mansioni. Un contabile registra fatture, prepara dichiarazioni, spiega a un cliente perché una spesa non è deducibile: alcune di queste attività un modello linguistico le svolge da solo, altre solo accanto a una persona che controlla e risponde, altre ancora non le tocca. Ogni mestiere contiene i tre tipi in proporzioni diverse.

Da questo dipende la risposta alla domanda «quanti posti sono a rischio». La Banca d’Italia ricorda un confronto: uno studio del 2017 che giudicava i mestieri interi trovava automatizzabile entro vent’anni quasi metà dei posti di lavoro statunitensi; rifacendo il conto sulle singole mansioni, un altro gruppo di ricercatori è sceso sotto il 10%.

Per questo le misure di esposizione all’AI più usate oggi partono dalle mansioni. Quella di Eloundou e colleghi, del 2023, valuta uno per uno circa diciannovemila compiti del catalogo statunitense dei mestieri: per l’80% dei lavoratori un modello linguistico potrebbe dimezzare il tempo di almeno un decimo dei compiti, per il 19% di almeno metà. Questi numeri circolano spesso come previsioni, ma gli autori stessi avvertono che non lo sono: dicono che cosa un modello potrebbe fare, nulla su che cosa deciderà un’impresa.

In Italia le imprese che hanno già adottato l’AI raccontano la stessa cosa: nei casi studiati da Anitec-Assinform e dal Politecnico di Torino, l’AI tende a modificare il contenuto delle attività più che ad automatizzarle del tutto.

Per le professioni italiane una misura di esposizione esiste. Colombo, Mercorio, Mezzanzanica e Seveso (2026) hanno fatto valutare a tre modelli linguistici ciascun compito delle professioni, pesandole con gli annunci di lavoro pubblicati in Italia nel 2019 e nel 2025. In cima alla classifica del 2025 ci sono gli addetti ai call center, i professionisti del marketing e della pubblicità, gli addetti alle paghe e stipendi, i mediatori commerciali, gli addetti alle informazioni al pubblico e quelli alla contabilità; fra gli impiegati amministrativi quasi un compito su quattro è già fra quelli in cui l’AI dà il contributo più alto. Anche questa misura, ottenuta facendo giudicare ai modelli le proprie capacità, dice dove guardare dentro un’organizzazione, e nulla su che cosa succederà a quei posti.

Che cosa misurano i numeri su AI e lavoro

Che cosa un modello potrebbe fare, che cosa le persone fanno davvero e che cosa è cambiato sono tre misure diverse, e i titoli dei giornali le confondono.

Quando si legge un numero su AI e lavoro, conviene chiedersi quale di tre cose misura:

Fra una misura e l’altra la distanza può essere grande:

Gran parte dei numeri allarmanti degli ultimi due anni misura che cosa l’AI potrebbe fare; i dati che seguono misurano che cosa è cambiato.

Dove l’effetto si vede: nelle assunzioni dei giovani

Chi ha già un lavoro lo tiene; il cambiamento è nelle assunzioni dei giovani, che negli Stati Uniti cominciano a lavorare più tardi, in settori diversi e pagati meno.

Nei dati non si vede un’ondata di licenziamenti. Lo studio più citato è Canaries in the Coal Mine (Brynjolfsson, Chandar e Chen, Stanford, versione di agosto 2026); il titolo ricorda i canarini che un tempo i minatori portavano in galleria, perché avvertivano il gas prima delle persone. Sulle buste paga di milioni di dipendenti statunitensi gli autori trovano due cose:

È quella che chiamiamo porta delle assunzioni: l’effetto riguarda chi non viene assunto, non chi perde il posto, e per questo non compare nelle statistiche sui licenziamenti né in quelle sui sussidi di disoccupazione.

Fra novembre 2022 e giugno 2026 i lavoratori di 22-25 anni nei mestieri più esposti sono diminuiti di circa l’11%, mentre nei mestieri meno esposti sono cresciuti di circa il 10%: rispetto al numero che avrebbero raggiunto crescendo come i coetanei dei mestieri meno esposti, sono circa il 19% in meno. Gli autori stessi indicano due cautele:

Un secondo studio, uscito a settembre 2026, guarda fuori dagli Stati Uniti, ma non è una conferma indipendente: uno dei due autori, Bharat Chandar, firma anche Canaries in the Coal Mine. Chandar e Klein Teeselink usano i profili LinkedIn e gli annunci di lavoro di 41 paesi e confrontano, dentro le multinazionali, le filiali estere delle aziende che hanno cominciato a usare l’AI generativa con filiali simili di altre che non l’hanno fatto. I risultati, a marzo 2026:

Gli autori stessi indicano i limiti: LinkedIn rappresenta soprattutto dirigenti e professionisti, e le filiali di multinazionali non sono l’impresa tipica.

Lo studio del Census mostra che cosa succede, dopo l’arrivo di ChatGPT, ai laureati dei corsi più esposti rispetto a quelli dei corsi meno esposti:

La paga scende per due ragioni, che pesano all’incirca metà ciascuna:

Variazione della quota di neolaureati statunitensi occupati in quattro settori, dopo ChatGPT Barre orizzontali. Per ciascuno di quattro settori, la variazione in punti della quota di neolaureati che vi lavorano, fra i laureati del 2021-22 e quelli del 2023-24. Per i corsi più esposti all'AI: alloggio e ristorazione +2,1, commercio al dettaglio +2,5, servizi professionali, scientifici e tecnici -5,9, informazione -3,4. Per i corsi dei sei decili meno esposti: +0,9, +0,3, -0,9 e -0,2. I primi due settori pagano ai neolaureati dei corsi più esposti circa 5.900 e 7.800 dollari a trimestre, gli altri due circa 19.400 e 22.500. VARIAZIONE DELLA QUOTA DI NEOLAUREATI, IN PUNTI LAUREATI 2023-24 CONTRO 2021-22 PAGA A TRIMESTRE, 2022 -6 -4 -2 0 +2 Alloggio e ristorazione 5.900 $ +2,1 +0,9 Commercio al dettaglio 7.800 $ +2,5 +0,3 Servizi professionali, scientifici e tecnici 19.400 $ -5,9 -0,9 Informazione 22.500 $ -3,4 -0,2 CORSI PIÙ ESPOSTI ALL'AI (DECILE 10) CORSI MENO ESPOSTI (DECILI 1-6)
I laureati dei corsi più esposti all'AI entrano di più nei settori che pagano meno. Dopo ChatGPT, fra i neolaureati dei corsi più esposti la quota che lavora nei servizi professionali e nell'informazione scende di nove punti, e quella che lavora nel commercio e nella ristorazione sale di quasi cinque. Per i corsi meno esposti gli spostamenti restano sotto un punto. La paga accanto a ogni settore è quella dei neolaureati dei corsi più esposti nel 2022, in dollari a trimestre. Fonte: U.S. Census Bureau, Orr, Tucker e Warren, CES Working Paper 26-56, settembre 2026, figura 5; valori letti dal grafico da Improve and Manage.

È quello che chiamiamo ingresso al ribasso: il giovane trova lavoro, ma in un posto meno qualificato o meno pagato di quello a cui il suo titolo lo portava prima. A due anni dalla laurea lo svantaggio si riduce ma non sparisce: 2 punti di occupazione e poco più del 3% di retribuzione. Una parte dei laureati che mancano all’appello lavora in proprio o continua a studiare: secondo gli stessi autori, queste due strade spiegano fino a metà dei 5 punti.

Gli studi secondo cui il calo potrebbe non dipendere dall’AI

Altri studi vedono la disoccupazione ferma, datano il calo prima di ChatGPT o lo trovano slegato dall’uso dell’AI nelle imprese: l’AI è una spiegazione compatibile con i dati, non dimostrata.

La disoccupazione dei neolaureati non sale. Fairlie e Wu (settembre 2026) trovano che nell’estate 2026 la disoccupazione dei laureati statunitensi di 22-25 anni è al 7,3%, dentro l’intervallo delle quattro estati precedenti (fra il 6,3% e il 7,8%), senza crescere più di quella dei laureati più anziani o dei giovani senza laurea. Le loro stime però sono poco precise, e gli autori concludono soltanto che i dati non indicano un aumento grande:

Il calo comincia prima di ChatGPT. Secondo la Federal Reserve di New York, le offerte di lavoro nei mestieri esposti scendono già prima del 2022, e fra posizioni per giovani e posizioni per esperti il calo è simile.

In Danimarca il calo dei giovani occupati non dipende dall’adozione. Humlum e Vestergaard ritrovano nei registri danesi il calo del numero di giovani di 22-25 anni occupati in molti mestieri esposti (il dato misura l’occupazione, non le assunzioni). Ma la quota di giovani fra gli occupati scende allo stesso modo nelle imprese che incoraggiano l’uso dei chatbot e nelle altre, e fra i lavoratori danesi ore e retribuzioni non si sono mosse: gli intervalli escludono variazioni oltre il 2%. Lo studio di Chandar e Klein Teeselink trova invece un legame con l’adozione, ma nella composizione del personale più che nel numero dei giovani.

Altre spiegazioni. Il lavoro da remoto si è diffuso negli stessi mestieri, e le due cause sono difficili da separare; il Census ci prova e trova che la sua stima regge. I tassi d’interesse saliti nel 2022 spiegano, secondo lo stesso studio, al massimo un quarto del calo.

Nelle imprese l’effetto sull’occupazione è piccolo o assente, secondo le indagini presso le imprese:

Il Beige Book del 14 ottobre 2026, la raccolta di colloqui con le imprese che la Federal Reserve pubblica otto volte l’anno, dà invece un segnale opposto. Cinque dei suoi dodici distretti riferiscono di imprese che, dopo aver aumentato la produttività con l’AI:

Sono testimonianze, non misure, e racconti simili compaiono già dall’estate del 2025. Descrivono però lo stesso meccanismo della porta delle assunzioni.

Nessuno di questi studi esclude un effetto dell’AI, ma nessuno permette ancora di attribuirle con certezza il calo delle assunzioni dei giovani: anche chi vede il calo lo descrive come compatibile con l’AI, senza poterlo dimostrare.

Quanto aumenta la produttività con l’AI

Questi studi guardano il lavoro di tutti i giorni, non compiti preparati per un esperimento (il dato italiano della Banca d’Italia è nella sezione sull’Italia):

Nel lavoro reale l’aumento cambia molto secondo l’attività e la persona. I guadagni più grandi compaiono dove l’AI fa parte di un processo di lavoro, come l’assistenza clienti; quelli piccoli dove resta uno strumento personale, usato accanto al lavoro di prima. Quanto i processi delle imprese siano pronti a riceverla lo racconta l’articolo Gli agenti sono già in azienda, ma non ancora nei processi.

Un aumento piccolo nell’insieme non basta a far crescere la disoccupazione, ma può cambiare le assunzioni. L’AI rende di più su alcune mansioni e poco o niente su altre: quando qualcuno se ne va, l’impresa può coprire una parte del suo lavoro con lo strumento e non aprire una posizione nuova. È un’interpretazione, non una misura, ma la sostengono i colloqui del Beige Book e l’indagine di Yotzov e colleghi, dove due terzi del calo atteso passano per minori assunzioni: è la porta delle assunzioni vista dal lato dell’impresa.

I giovani trovano lavoro, ma peggiore

Assunzioni e retribuzioni dei giovani calano mentre la disoccupazione resta ferma: le due cose possono essere vere insieme.

I risultati sembrano opposti, ma misurano cose diverse:

Un giovane che non viene assunto come programmatore e trova posto in un negozio non risulta disoccupato: ha trovato un lavoro peggiore. Lo scrive anche il Census: effetti modesti sulla disoccupazione possono convivere con un peggioramento sostanziale della qualità dei primi lavori. Per questo i due indicatori che guardiamo di solito (disoccupazione e licenziamenti) non bastano a vedere questo cambiamento.

Che cosa sappiamo dell’Italia

In Italia l’AI è arrivata più tardi, le imprese che la usano mantengono l’occupazione e i laureati in informatica trovano lavoro come prima; sulle assunzioni dei giovani nessuno ha ancora fatto uno studio.

L’AI nelle imprese italiane cresce, ma parte da poco. Secondo l’Istat, le imprese con almeno 10 addetti che usano almeno una tecnologia di AI erano il 5,0% nel 2023, l’8,2% nel 2024 e il 16,4% nel 2025, con una forbice larga fra le grandi, al 53,1%, e le piccole e medie, al 15,7%; un terzo di quelle che la usano non indica alcuno scopo aziendale, segno di un uso ancora sperimentale.

Nelle imprese che usano l’AI l’occupazione resta la stessa e cambia la sua composizione. La Banca d’Italia (Ropele e Tagliabracci, marzo 2026) ha studiato le imprese con almeno 50 addetti: nel 2024 l’11,2% usava l’AI, e in queste la produttività è salita di qualche punto e l’occupazione totale non è cambiata, mentre sono cresciuti gli impiegati rispetto agli operai. Il 70% delle imprese non si aspetta effetti sull’organico. Lo studio ha tre limiti: la domanda metteva insieme AI, cloud e robotica, i dati coprono un solo anno dopo l’adozione e mancano informazioni per età.

I laureati in informatica trovano lavoro come prima. Secondo AlmaLaurea, a un anno dalla laurea lavora il 90,4% dei laureati triennali in informatica del 2024, e il loro vantaggio di retribuzione sugli altri laureati resta. È un’indagine con questionario, meno precisa di un registro; non mostra nulla di simile a quanto il Census vede negli Stati Uniti.

Quasi tutti i numeri che circolano in Italia su AI e lavoro vengono dagli Stati Uniti. Non è detto che lì il fenomeno sia più forte: lì, semplicemente, l’ufficio statistico federale l’ha misurato e ha pubblicato il risultato. Nell’unica stima che include l’Italia, quella di Chandar e Klein Teeselink sulle filiali delle multinazionali, per ora lo spostamento italiano non si distingue dal caso. In Italia i dati per fare lo stesso studio del Census esistono, ma nessuno l’ha ancora fatto: lo stiamo facendo noi, sui dati pubblici dell’Istat, e lo raccontiamo nell’articolo della serie sui laureati italiani. Fino ad allora, i numeri americani dicono dove guardare, non quanto sta succedendo qui.

Nelle imprese l’AI passa dalle decisioni di assunzione

L’AI non si presenta come un effetto, ma come una scelta: una posizione per giovani che non si riapre, o che si apre per mansioni diverse.

Dentro un’impresa l’effetto dell’AI non si vede come tale. Si vede come una decisione presa in base alle proprie esigenze:

Messe insieme, le decisioni di molte imprese cambiano i primi lavori a disposizione dei giovani; nessuna statistica nazionale lo mostrerà in tempo, e nessun licenziamento lo annuncerà.

Per riconoscere queste decisioni nella propria impresa servono tre domande:

Chi guida i sistemi informativi ha una domanda in più: quanto e come l’AI si usa già in azienda, anche fuori dagli strumenti ufficiali, come racconta l’articolo sugli agenti in azienda. È la misura di che cosa le persone fanno davvero con l’AI, e dentro un’impresa si può osservare direttamente.

Non è detto che i primi lavori che mancano ai giovani siano persi: le tecnologie che tolgono mansioni ne creano di nuove, spesso in imprese che prima non esistevano. Due domande restano aperte, e hanno ciascuna un articolo della serie:

I concetti che questo articolo introduce

Cinque voci per leggere i numeri su AI e lavoro: che cosa si misura e dove l’effetto si vede.

Concetto Ambito Che cos’è Si lega a
Fascio di mansioni lavoro Il modo di guardare un mestiere come insieme di attività diverse, alcune che l’AI svolge da sola, altre che può svolgere solo accanto a una persona, altre che non tocca spiega perché la media dell’esposizione all’AI di un mestiere o di un corso può ingannare
Esposizione all’AI misura La quota di compiti di un mestiere che un modello potrebbe svolgere, stimata sulle mansioni indica una possibilità e va distinta dall’effetto misurato
Effetto misurato misura Un cambiamento osservato in occupazione, assunzioni o retribuzioni su dati reali è ciò che i dati del 2025 e 2026 cominciano a mostrare, soprattutto alla porta delle assunzioni
Porta delle assunzioni lavoro L’effetto che passa da chi non viene assunto, invece che da chi viene licenziato per questo non compare nelle statistiche sui licenziamenti; conduce all’ingresso al ribasso
Ingresso al ribasso lavoro La condizione di chi trova lavoro, ma in un posto meno qualificato o meno pagato di quello a cui il suo titolo lo portava prima spiega perché la disoccupazione può restare ferma mentre gli ingressi nei mestieri esposti peggiorano

Fonti

Studi e rapporti pubblicati fra il 2023 e l’ottobre 2026, letti per intero salvo dove indicato qui sotto.