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Strategia e innovazionedi

Chi paga il conto

L’articolo su quanto costa far girare un agente tratta il prezzo dei token come un dato di fatto: c’è un listino, si fanno i conti, si progetta di conseguenza. È il modo giusto di ragionare per chi deve costruire qualcosa adesso, e lascia aperta una domanda che prima o poi finisce sul tavolo di chi decide.

Quel prezzo, da dove viene? E reggerà?

Non è una curiosità da economisti. Chi ha già costruito qualcosa su questi prezzi ha sotto i piedi un terreno che può muoversi, e il momento per accorgersene è adesso.

Il conto che non torna

Il settore investe molto più di quanto incassi: è una misura, non un’impressione. E le cifre esatte dicono più dell’allarme che circola.

Il modello di riferimento del Goldman Sachs Global Institute stima per il 2026 765 miliardi di dollari di investimenti annui in calcolo, centri dati ed energia, destinati a salire a 1.600 miliardi l’anno entro il 2031: circa 7.600 miliardi in tutto nell’arco di sei anni. Gli autori osservano che l’intero dibattito su queste cifre si riduce a una sola incognita: l’uso giustificherà la spesa? La lasciano aperta.

Qualcuno ha provato a misurare quanto sia aperta. Allianz Research misura il divario fra investimento e ricavo: gli investimenti corrono più in fretta dei ricavi, e lo scarto fra le due velocità è di circa 46 punti, contro i 32 della bolla delle telecomunicazioni del 2001. Il paragone non è scelto a caso, e a farlo è un assicuratore del credito, non un commentatore.

Un dato però complica il racconto, e senza quel dato il discorso diventa una previsione di crollo che nessuno è in grado di fare. Secondo Bloomberg i ricavi dell’AI hanno cominciato a superare gli ammortamenti dei centri dati per due trimestri consecutivi.

L’ammortamento è la quota con cui ogni anno si ripartisce nei conti il costo di un bene destinato a durare: un centro dati da un miliardo, che si prevede resti in servizio sei anni, pesa sul bilancio per poco meno di centosettanta milioni l’anno. Coprire quella quota è cosa ben diversa dal coprire il miliardo. Il dato va quindi preso per quello che dice: la macchina non brucia denaro alla velocità che si racconta, ma il conto non torna lo stesso.

Per chi costruisce un agente la conseguenza è concreta: i prezzi di oggi non sono garantiti. Un sistema il cui equilibrio economico sta in piedi solo con le tariffe di adesso è un sistema fragile, e il difetto non si corregge rifacendo il preventivo: sta nel modo in cui il sistema è costruito.

Sono prezzi di conquista?

Vendere sotto costo finché gli altri escono è un copione noto. Qui però una distinzione cambia la previsione, e quasi nessuno la fa.

La spiegazione più immediata va guardata in faccia: spendere molto più di quanto si incassa mentre si abbassano i prezzi è il copione della conquista di mercato, quello che il diritto della concorrenza chiama prezzi predatori. Si vende sotto costo finché gli altri escono, poi si raccoglie quando non restano alternative. Il settore ha tutti gli ingredienti perché quel copione funzioni: costi d’ingresso altissimi, ecosistemi che vincolano chi li ha adottati, una dipendenza che cresce con l’uso.

Va però separato quello che i fatti dimostrano da quello che non dimostrano, perché la differenza cambia la previsione.

I fatti dimostrano che il prezzo di oggi non ripaga gli impianti: su questo Allianz e Goldman Sachs dicono la stessa cosa con metodi diversi.

I fatti non dimostrano che ogni singola chiamata sia venduta sotto il proprio costo. Sono due conti distinti, e vengono confusi di continuo. Il costo di servizio è l’elettricità e la macchina impegnata per rispondere a quella richiesta. Il costo totale comprende anche l’addestramento del modello e i centri dati costruiti per il futuro. Un fornitore può guadagnare su ogni chiamata e non ripagare lo stesso gli impianti, perché quegli impianti sono dimensionati su una domanda che deve ancora arrivare. In quel caso l’aumento dei prezzi non è automatico. Se invece si vende sotto il costo di servizio, prima o poi lo diventa.

Dall’esterno la differenza non si vede, e chi vende non pubblica i conti separati. Quindi il rischio va trattato per quello che è - una possibilità seria, non una certezza - e gestito invece che previsto.

Resta un ultimo elemento, il più importante di tutti: il copione della conquista funziona solo se alla fine non restano alternative. Finché esiste un modello a pesi aperti - uno di quelli che chiunque può scaricare e installare sulle proprie macchine - che sta quattro mesi dietro ai modelli di punta, i prezzi hanno un tetto. Vale anche per chi non installerà mai un modello aperto: a proteggere chi paga a consumo sono i pesi aperti, non la buona volontà del fornitore.

Dipendere per funzionare

Il modello si ospita in casa per riservatezza e per obblighi di legge. Della terza ragione si parla poco, ed è la più seria.

Quando un’impresa valuta se ospitare il modello in casa, le ragioni che vengono elencate sono quasi sempre due: la riservatezza dei dati e il rispetto delle norme. Della terza si discute meno, e a mio parere pesa di più, perché riguarda il funzionamento dell’azienda.

Finché l’agente è un esperimento, non dipende niente da lui. Un agente che funziona invece entra nel processo: le persone smettono di fare a mano il lavoro che fa lui, la procedura manuale non si esegue più, e nel giro di un anno chi sapeva eseguirla è passato ad altro. A quel punto la dipendenza non è più una scelta tecnologica: è la condizione di funzionamento dell’azienda.

E il fornitore non ha promesso di restare uguale. Un modello non è un oggetto permanente, è un prodotto: il ciclo di vita di un modello ha un inizio e una fine come quello di qualunque altro. Viene pubblicato, resta in servizio per un tempo che nessuno dichiara in anticipo, a un certo punto ne viene annunciata la dismissione, e alla fine smette di rispondere. Chi costruisce un agente appoggia quindi un processo aziendale su un componente che ha già una data di fine, decisa da altri.

L’ultima fase ha un nome: è il ritiro delle versioni. Il modello resta raggiungibile per il periodo annunciato, poi si spegne, e al suo posto c’è una versione nuova che con le stesse istruzioni si comporta in modo diverso. È tutto scritto e regolare: chi vende pubblica i propri preavvisi, e conoscerli è la differenza fra pianificare e subire.

I preavvisi però non si somigliano affatto, e questa è la parte da guardare. Sui modelli di listino OpenAI dichiara almeno sei mesi, che scendono a tre per le varianti specializzate e a due settimane per i modelli in anteprima; Microsoft, per i modelli distribuiti attraverso la propria piattaforma, garantisce almeno sessanta giorni. Un processo aziendale costruito su una versione in anteprima sta quindi in piedi su un preavviso di quattordici giorni, e quasi sempre chi l’ha costruito non lo sa.

Quello che invece non viene pubblicato è la durata. I fornitori dichiarano con quanto anticipo avvertiranno, non quanto vivrà il modello: la scadenza esiste e la data non è scritta da nessuna parte. È da qui, molto più che dal ritiro in sé, che viene il rischio vero. Una data che non si conosce non si può mettere in un piano, e l’unica difesa che resta è progettare come se fosse vicina.

Il ciclo di vita di un modello, e i quattro preavvisi in scala fra loro In alto una linea del tempo. Il modello viene pubblicato, resta in servizio per una durata che nessuno dichiara, disegnata tratteggiata, poi arriva l'annuncio di dismissione e infine il ritiro. Solo il tratto fra annuncio e ritiro è dichiarato, ed è il preavviso. Sotto, quattro barre nella stessa scala mostrano quanto preavviso danno i fornitori: sei mesi per i modelli di listino di OpenAI, tre mesi per le varianti specializzate, sessanta giorni per Microsoft, due settimane per i modelli in anteprima. L'ultima barra è lunga un tredicesimo della prima. LA VITA DI UN MODELLO durata non dichiarata preavviso PUBBLICATO ANNUNCIO RITIRO QUANTO PREAVVISO, DALL'ANNUNCIO AL RITIRO OpenAI, listino 6 MESI OpenAI, specializzati 3 MESI Microsoft 60 GIORNI OpenAI, anteprima 2 SETTIMANE
Le quattro barre sono nella stessa scala: quella dei sei mesi e quella delle due settimane misurano la stessa cosa, e la seconda è lunga un tredicesimo della prima. Il tratto in alto invece non si può disegnare in scala, perché la durata del servizio non è dichiarata da nessuno. Dati: i preavvisi pubblicati da OpenAI e da Microsoft, in fondo all'articolo.

Niente di tutto questo è malafede: i fornitori si comportano come qualunque produttore di software, e lo dichiarano. Resta il fatto che il processo può fermarsi per un aggiornamento che nessuno in azienda ha deciso, in un giorno che nessuno in azienda ha scelto.

È il rischio di dipendenza, che le imprese conoscono già bene sotto altro nome - continuità operativa, dipendenza da fornitore - e che qui si presenta con una differenza: il componente da cui si dipende non è deterministico, cioè alla stessa domanda non risponde sempre allo stesso modo. Non basta quindi congelare una versione, bisogna anche accorgersi di quando cambia. Le contromisure sono note e non hanno niente di straordinario:

Quando andarsene costa troppo

Non poter smettere e non poter cambiare sono due cose diverse. La seconda ha un rimedio nuovo, e viene dal regolamento europeo sui dati.

La dipendenza descritta finora riguarda il funzionamento: il processo si ferma se l’agente si ferma. La seconda riguarda la libertà di andarsene, e si chiama vincolo al fornitore. Le due si confondono facilmente e vanno tenute separate, perché si contrastano in modi diversi.

Il vincolo si costruisce con pezzi che presi uno per uno sembrano innocui:

Nessuno di questi impedisce di cambiare; messi insieme rendono il passaggio ad altri abbastanza caro da non farlo, e il risultato è lo stesso, ottenuto in modo più elegante.

Su questo l’Europa ha fatto qualcosa di recente e ancora poco noto. Il regolamento sui dati - il Data Act, in vigore dal settembre 2025 - dedica un capitolo intero al passaggio da un fornitore di servizi di trattamento dei dati a un altro: obbliga a rimuovere gli ostacoli tecnici, contrattuali ed economici al cambio, impone di restituire i dati entro tempi definiti e in un formato leggibile da altri sistemi, vieta le tariffe di uscita eccessive. Che il vostro fornitore di modelli rientri o no fra quelli dipende da come è scritto il contratto, e in generale non si può rispondere: è però una verifica che adesso ha senso fare, perché fino a ieri non aveva risposta.

Detto altrimenti: «ospitiamo in casa?» non è solo una questione di dati e di costi. Si sta decidendo quanto si è disposti a dipendere, ed è meglio deciderlo prima che decida l’abitudine.

Comprare le macchine non libera dalla dipendenza

Chi vuole uscire dalla dipendenza comprando macchine scopre che le macchine costano care proprio perché tutti gli altri scelgono di dipendere.

La reazione istintiva - allora ospito in proprio e mi tolgo dal problema - ha un fondamento solido: un conto che dipende solo dalle vostre macchine lo decidete voi, e cambia quando lo decidete voi. Si scontra però con un fatto che quasi nessuno considera quando fa il preventivo: il rincaro della memoria. Far girare un modello grande in casa richiede macchine con centinaia di gigabyte di memoria, e la memoria è proprio il componente il cui prezzo è esploso, perché i centri dati la stanno comprando tutta.

I numeri riportati da IEEE Spectrum sono questi: i prezzi della memoria sono saliti fra l’80 e il 90% in un solo trimestre (stima Counterpoint Research); in Micron la memoria ad alta banda e quella per il cloud sono passate dal 17% dei ricavi di reparto nel 2023 a quasi il 50% nel 2025, segno di quanta produzione sia stata riorientata verso l’AI; e l’amministratore delegato di Intel ha detto senza giri di parole che prima del 2028 non ci sarà tregua.

Le due porte si stringono insieme, ma non per lo stesso motivo, e la differenza conta. Il prezzo basso a token è una decisione di chi vende, e una decisione si cambia con un listino nuovo. Il rincaro della memoria non lo decide nessuno, e per questo non si allenta a comando. Chi sperava di uscire dalla dipendenza comprando macchine proprie scopre che costano care perché tutti gli altri scelgono di dipendere.

I pesi aperti, e i dubbi che si portano dietro

I modelli cinesi a pesi aperti si usano senza canone. Ma addestrarne uno costa centinaia di milioni, e nessuno regala per sempre.

Chi porta il modello sulle proprie macchine deve poi decidere quali pesi installarci, e nell’ultimo anno nessuna scelta è cambiata quanto questa. I laboratori cinesi - DeepSeek, Qwen di Alibaba, Kimi di Moonshot, GLM - pubblicano modelli a pesi aperti: si scaricano, si installano, si usano senza canone e senza dipendere da un fornitore. Fino a ieri non erano competitivi, adesso lo sono. La misura più prudente che conosco è quella di Epoch AI, che invece di confrontare punteggi confronta il tempo: dall’inizio del 2026 i migliori modelli a pesi aperti stanno indietro rispetto ai modelli chiusi di punta di circa quattro mesi. E i modelli cinesi, sempre secondo Epoch, restano indietro dai migliori americani di sette mesi in media dal 2023.

Quattro mesi di ritardo, senza canone, è un affare per moltissimi usi. E per un’organizzazione europea che non vuole legarsi a un fornitore americano è la strada più interessante comparsa finora. Va guardata però con lo stesso occhio con cui abbiamo guardato le altre.

Anche qui i conti non tornano. Addestrare un modello di punta vuol dire centinaia di acceleratori di calcolo occupati per mesi, e i numeri di Epoch AI dicono due cose. La prima riguarda la composizione della spesa: 47–67% le macchine, 29–49% il personale di ricerca, appena il 2–6% l’energia. La voce di cui si parla di più è quella che pesa di meno, e il grosso sta nelle macchine e negli stipendi di persone molto contese. La seconda riguarda l’andamento: il costo di addestramento cresce di circa 2,4 volte l’anno dal 2016 - in tre anni si moltiplica per quattordici - e di questo passo l’addestramento più caro è stimato superare il miliardo di dollari entro il 2027.

Nessuno sostiene una spesa del genere all’infinito per regalarne il risultato. Che i pesi siano aperti oggi non dice niente su chi pagherà l’addestramento successivo, né sul perché dovrebbe farlo: le ragioni per cui adesso torna utile pubblicarli - erodere il vantaggio di chi vende canoni, costruire un ecosistema, farsi conoscere - sono strategiche, quindi reversibili.

Una cosa però non è reversibile: quello che avete già scaricato non ve lo può ritirare nessuno. La versione che avete oggi resta vostra anche se domani il laboratorio che l’ha prodotta chiude o cambia idea, e non c’è listino nuovo che possa togliervela. È una garanzia stretta, perché copre il modello di adesso e non quello che verrà, ed è l’unica di tutto questo mercato che non dipenda dalla volontà di qualcun altro.

Da una parte una decisione, dall'altra un effetto di mercato: le due alternative e cosa le tiene aperte In alto il punto di partenza: la costruzione dei centri dati, 765 miliardi l'anno, non è ripagata dai prezzi di oggi. Da lì scendono due rami di natura diversa, ed è la differenza che conta. Il ramo di sinistra è una decisione di chi vende: il prezzo a token è tenuto basso, e si cambia con un listino nuovo. Porta alla prima alternativa, affittare il modello, che gira sulle macchine di chi lo vende, con tre rischi: prezzo non garantito, ritiro delle versioni, vincolo al fornitore. Il ramo di destra è un effetto di mercato che nessuno decide: i centri dati assorbono la memoria e il prezzo sale. Porta alla seconda alternativa, farlo girare in casa, sulle proprie macchine, con il rincaro della memoria fra l'80 e il 90 per cento, un investimento fisso e le competenze da mantenere. Dentro questa seconda alternativa sta la questione dei pesi aperti: si usano senza canone, ma nessuno promette il modello successivo e addestrarlo costa 2,4 volte in più ogni anno. In basso, collegata a entrambe le alternative, la sostituibilità del modello, che protegge qualunque strada si prenda. IL PUNTO DI PARTENZA La costruzione dei centri dati non è ripagata dai prezzi di oggi 765 MILIARDI L'ANNO UNA DECISIONE DI CHI VENDE UN EFFETTO CHE NESSUNO DECIDE il prezzo a token è tenuto basso e si cambia con un listino nuovo i centri dati comprano la memoria e il prezzo non si allenta a comando LE DUE ALTERNATIVE Affittare il modello gira sulle macchine di chi lo vende PREZZO NON GARANTITO RITIRO DELLE VERSIONI VINCOLO AL FORNITORE Farlo girare in casa gira sulle vostre macchine MEMORIA +80-90% INVESTIMENTO FISSO COMPETENZE DA TENERE e quali pesi? quelli aperti NESSUNO PROMETTE IL PROSSIMO ADDESTRARLO COSTA ×2,4 L'ANNO Sostituibilità del modello PROTEGGE QUALUNQUE STRADA, SE PROGETTATA DALL'INIZIO
Un prezzo deciso da qualcuno e un prezzo mosso dal mercato non si comportano allo stesso modo: il primo può cambiare domani, il secondo non si allenta a comando. Nessuna delle due alternative è quindi al riparo, e non lo è per due motivi che vanno affrontati in modi diversi. Cifre: Goldman Sachs, IEEE Spectrum ed Epoch AI, in fondo all'articolo.

L’Europa, su questo mercato, non c’è - Mistral a parte. Il fatto cambia la domanda da porsi: non «come costruiamo un modello nostro», che a queste cifre è una gara già persa, ma «dove possiamo essere bravi».

Dove possiamo essere bravi

Il software libero non è vivo nell’addestramento, ma nei motori che fanno girare i modelli. È il livello che chiede ingegno invece che capitale.

La risposta sta nel terreno dove il software libero si è dimostrato più vivo: non l’addestramento, i motori che fanno girare i modelli. Gli strumenti che eseguono quei pesi in modo efficiente, che li adattano a un compito specifico, che li fanno stare su macchine più piccole, sono in gran parte aperti e sviluppati da comunità. È il livello che richiede ingegno invece che capitale, ed è il livello dell’harness: la parte che determina il costo e la riuscita più del modello stesso.

Il motore di esecuzione non serve solo a spendere meno. È anche dove si decide se domani potrete cambiare modello senza rifare il lavoro. Chi lo costruisce bene ottiene le due cose insieme; chi non lo costruisce le perde tutte e due, e se ne accorge nel giorno peggiore.

Come si progetta con questa incertezza

L’harness va progettato dal primo giorno per far girare più di un modello. E «funziona» deve voler dire «con la stessa qualità», non «senza errori».

Quale strada prevarrà - canoni americani, pesi aperti cinesi, qualcosa che ancora non c’è - non si sa, e chi sostiene di saperlo ha qualcosa da vendere.

La conseguenza pratica però è chiara, e porta alla sola raccomandazione che regga oggi: l’harness va progettato dal primo giorno per far girare più di un modello. La proprietà da cercare si chiama sostituibilità del modello, e non è una cosa che si aggiunge quando serve: o l’architettura nasce così, o cambiarla dopo è una riscrittura, cioè esattamente il progetto che non avete tempo di fare nel giorno in cui vi serve.

E far girare non vuol dire funzionare. Un modello sostituito che risponde senza rompere niente, e intanto sbaglia una classificazione su cinque, non è un modello sostituito: è un guasto che nessuno ha visto. Il criterio è la stessa qualità di lavoro, e la qualità o si misura o è una parola.

Sembra un principio, e in pratica sono quattro cose concrete:

Non è un consiglio prudenziale generico: è quello che rende praticabile l’alternativa il giorno in cui serve. Un modello a pesi aperti che sta quattro mesi dietro ai migliori vi protegge dal rialzo dei prezzi solo se potete davvero passarci; un ritiro di versione vi costa poco solo se cambiare versione è un’operazione e non un progetto. Sarebbe una buona regola di mestiere anche in un mercato tranquillo, e questo non lo è. Un’alternativa a cui non si può passare in tempi ragionevoli non è un’alternativa, è una speranza.

I concetti che questo articolo introduce

Tredici voci nuove, fra mercato, rischio e architettura. I concetti dell’articolo sui costi non sono ripetuti.

Concetto Ambito Che cos’è Si lega a
Divario fra investimento e ricavo mercato Gli investimenti in centri dati crescono più in fretta dei ricavi che l’AI produce è la ragione per cui i prezzi dei token non sono garantiti nel tempo: si misura sul costo totale e non sul costo di servizio, e la difesa di chi progetta è la sostituibilità del modello
Costo di servizio mercato Quanto costa al fornitore rispondere a una singola chiamata: elettricità e macchina impegnata si distingue dal costo totale; se il prezzo sta sotto questo, l’aumento è automatico
Costo totale mercato Il costo di servizio più l’addestramento del modello e i centri dati costruiti per una domanda futura dall’esterno non è separabile dal costo di servizio, e chi vende non pubblica i conti divisi
Rischio di dipendenza rischio Quando un agente entra nel processo, l’organizzazione perde la pratica di fare a mano e dipende da un componente che cambia per decisione altrui è una ragione per ospitare in casa distinta dalla riservatezza e dagli obblighi di legge; si contiene tenendo il modello sostituibile e ripercorrendo ogni tanto la via manuale
Rincaro della memoria mercato Il prezzo della memoria è salito perché i centri dati ne assorbono una quota crescente della produzione penalizza chi installa i pesi aperti sulle proprie macchine; nasce dagli stessi impianti che rendono conveniente pagare a consumo
Pesi aperti mercato I modelli i cui parametri si possono scaricare e installare, usare senza canone e senza dipendere da un fornitore fanno da tetto ai prezzi anche per chi non li userà mai; il loro rilascio è una scelta strategica, quindi reversibile
Ammortamento mercato La quota con cui ogni anno si ripartisce nei conti il costo di un bene destinato a durare è una soglia molto più bassa dell’investimento, e le due cose vengono scambiate: coprirlo non chiude il divario fra investimento e ricavo
Ciclo di vita di un modello rischio Un modello viene pubblicato, resta in servizio per un tempo che il fornitore non dichiara e a un certo punto viene ritirato: come ogni prodotto ha un inizio e una fine, decisi da chi lo produce è la cornice dentro cui sta il ritiro delle versioni; la durata non pubblicata è ciò che rende il rischio di dipendenza impossibile da pianificare
Ritiro delle versioni rischio Un modello viene dichiarato in dismissione, resta disponibile per un periodo annunciato e poi smette di rispondere è l’ultima fase del ciclo di vita di un modello; i preavvisi sono pubblicati e vanno da due settimane a sei mesi, la durata no
Vincolo al fornitore rischio L’insieme di formati, integrazioni e tariffe di uscita che rende il passaggio ad altri abbastanza caro da non farlo si distingue dal rischio di dipendenza, che riguarda il funzionamento; è la condizione che rende possibili i prezzi di conquista
Motore di esecuzione architettura Il software che fa girare i pesi di un modello dopo che è stato addestrato: li esegue in modo efficiente, li adatta a un compito, li fa stare su macchine più piccole è in gran parte libero e sviluppato da comunità, quindi è il livello dove serve ingegno invece che capitale; è anche il livello in cui vive la sostituibilità del modello
Sostituibilità del modello architettura La proprietà per cui cambiare modello è una configurazione e non una riscrittura, e il modello nuovo lavora con la stessa qualità del vecchio si progetta nell’harness dal primo giorno e non si aggiunge dopo; rende praticabili i pesi aperti e sopportabile il ritiro delle versioni; richiede una valutazione, perché senza misura «funziona» vuol dire solo «non dà errori»
Costo di addestramento mercato La spesa per produrre un modello: soprattutto macchine e personale di ricerca, pochissimo energia cresce di circa 2,4 volte l’anno; è la ragione dei dubbi sulla durata dei pesi aperti

Fonti

Il dato sui ricavi che superano gli ammortamenti è riportato da Bloomberg e non è stato verificato su una fonte primaria accessibile. Va nella direzione opposta alla tesi dell’articolo.